White in the city

Si fa presto a dire bianco, c’è quello raffinato e quello dozzinale, ogni sfumatura ha un suo carattere proprio.
(Haruki Murakami)

 

Per il progetto di White in The City, presentiamo un contributo a due voci: il punto di vista di Manuela Martinelli Orlando wedding planner e il punto di vista di Elesta Travel, disegnatori di percorsi culturali. Tutti coinvolti dal rapporto con il bianco.

Una tela bianca. Ecco il primo pensiero che mi porta a pensare al bianco, quindi un nuovo inizio, una nuova possibilità e nuove dimensioni di crescita. E il matrimonio ne è proprio un esempio, poiché il bianco è sempre stato legato al segno della purezza e della verginità.

Per la wedding planner, il bianco è un colore può diventare un alleato, la base di partenza da cui cominciare ad analizzare e iniziare a creare il tutto, dove gli elementi di qualsiasi allestimento aumentano il loro impatto comunicativo, perché prendono la luce e l’energia che sprigiona il bianco.

Ma nello stesso tempo, il bianco risulta un nemico, perché ad un occhio inesperto esiste un solo tipo di bianco! Esistono molteplici toni del bianco (latte, perla, ottico, ghiaccio…) che se vengono affiancati tra loro non rilucono più, anzi! Dobbiamo stare molto attenti quando accostiamo più bianchi!

Per coloro che lavorano nel settore del matrimonio, il matrimonio è una idea legata all’abito da sposa, alle tovaglie bianche che coprono le tavole del banchetto nuziale, del bianco dei fiori (come i gigli o ranuncoli). Il bianco rispecchia la bellezza, il fresco e il pulito. Lo troviamo nello zucchero dei confetti che ci guardano dai vasi trasparenti di vetro sulla confettata.

Per accogliere gli ospiti, a casa dei genitori della sposa si prepara la tavola bianca, con dolci e salato e bibite per accogliere gli eventuali ospiti che arrivano a salutare la sposa prima di andare in Chiesa o in Comune per la cerimonia.

E il bianco può diventare anche un rumore: quello che fa l’abito da sposa nei suoi movimenti; i materiali diversi come la seta, il tulle, il pizzo si muovono e ne fanno la colonna sonora che accompagna le sue movenze.

Il bianco di un matrimonio in città che sceglie come location, luoghi intrisi di design e di storia.

Il bianco diventa simbolo di design e di nuova vita, soprattutto in quelle location che risorgono con una nuova vita e ospitano così nuove esperienze di festeggiamento.

Continuando sul discorso della purezza del bianco, vengono in mente i quadri bianchi di Enrico Castellani, in cui le texture creano composizioni geometriche regolari e il bianco cambia a seconda di come è illuminato dalla luce. Piero Manzoni, chiama le sue opere “Achrome” e lavora sulla superficie della tela con caolina, gesso e tessuto. Per Fausto Melotti in una fase della sua vita diventa più importante la forma (e non il colore) e la superficie materica del quadro.

Infine ”Whiteinthecity” diventa totale quando è una coltre di neve ad imbiancare tutta la città, confondendone le forme, le sagome, i volumi. Tutto è nascosto, avvolto, unificato.

 

 

 

 

 

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